Nota storica

Nota storica di Marinette Pendola

Negli anni fra la fine del’Ottocento e i primi venti del Novecento, un numero imprecisato d’italiani, in prevalenza siciliani, si stabilirono in Tunisia. Nelle città più importanti, si stanziarono soprattutto muratori, fabbri, falegnami, operai generici, ma anche fornai, pastai, calzolai, barbieri. I minatori, prevalentemente sardi, si fissarono nelle località semi-desertiche dell’entroterra. Un numero considerevole di siciliani si stabilì nelle campagne del nord. Inizialmente occupati a disboscare ampi territori affinché fossero trasformati in campi coltivati, nel giro di una ventina d’anni, tutti o quasi riuscirono a ottenere un pezzettino di terra per se. Intorno agli anni Quaranta del novecento la maggioranza possedeva la piena proprietà della terra che coltivava. Fra questi c’erano i miei nonni paterni. Definire il numero di questa migrazione è pressoché impossibile poiché i dati furono frequentemente manipolati a fini puramente politici. Di fatto le cifre fornite dalle autorità francesi raramente coincisero con quelle del Consolato italiano. Inoltre, i dati ufficiali non tennero mai conto degli arrivi clandestini che furono numerosi. Forse soltanto gli storici possono in qualche modo dissipare queste incertezze. Considerando gli arrivi annui intorno a 1500 unità e valutando un tasso di crescita del 2%, la studiosa Juliette Bessis calcola fra 132.000 e 195.000 il numero degli italiani nel 1938. Quest’ondata migratoria imponente s’inserì in una struttura sociale già segnata dalla forte presenza italiana risalente in gran parte alla prima metà dell’ottocento. È certo che, all’avvento del protettorato, la presenza italiana era notevolmente superiore a quella francese.
Dal secondo censimento ufficiale degli italiani all’estero, nel 1881, emerge un dato rilevante: 11.106 vivevano stabilmente in Tunisia. Rispetto alla popolazione europea stanziata in quel paese, si trattava della percentuale più elevata, il 59%, contro il 4% dei francesi. Questo primo nucleo era formato essenzialmente da esuli politici, carbonari e mazziniani che, nel tempo rimasero fedeli ai loro ideali e furono artefici delle principali istituzioni a disposizione dell’intera collettività italiana, come l’ospedale, le scuole,l’assistenza dei meno abbienti, i centri culturali, la stampa. Erano prevalentemente livornesi e di religione ebraica, come quei mercanti che si erano stabiliti a Tunisi già dal XVII secolo. Di questo primo nucleo facevano parte anche gli schiavi affrancati che avevano deciso, come fecero più tardi gli esuli politici, di rimanere nel paese che li aveva accolti, per via della popolazione locale, gentile ed ospitale, oltre che per il tenore di vita raggiunto. Tenuto conto delle varie componenti regionali, si trattava della collettività europea più numerosa. Come ebbe a dire un economista francese, la Tunisia era “una colonia italiana amministrata da funzionari francesi

Pubblicato da Emilio Ferro

Scrivo poesie per diletto. Alcune di esse, sono state pubblicate in due raccolte della poesia contemporanea, che sono state presentate al salone del libro di questi ultimi anni. Due raccolte sono state edite da Pagine S.r.l.. La mia autobiografia è stata edita da Effigi S.r.l. di Arcidosso.

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